Marina and The Diamonds: ecco quello che pensa della “cultura dello stupro”

Intervistata dal TIME, Marina and The Diamonds ha parlato del suo nuovo album, Froot, e di Savages, canzone contenuta nell’album e che tratta la “cultura dello stupro”
Su Savages e la ‘cultura dello stupro’: “non sono una persona politica, ma sono interessata alla società. e vedere la ‘cultura dello stupro’ esplodere in questi anni e vedere quest’argomento quasi ogni giorno sui giornali è nauseante. la canzone è più che altro un tentativo di iniziare una conversazione su quest’argomento che, purtroppo, è nella natura umana. perché queste cose ci sembrano ‘naturali’ anche se è davvero difficile sentire cose simili. nessuno vuole dire che lo stupro è un qualcosa di naturale, ma è incorporato in noi, ed è davvero orrendo. questo ha ispirato la canzone”
Su come trova ispirazione: “la mia relazione con lo scrivere canzoni si basa semplicemente sull’avere sempre qualcosa da dire. se non ho nulla da dire, semplicemente non scrivo. non è un qualcosa di forzato: non scrivo cinquanta canzoni per sceglierne poi solo dodici buone. di solito, quando ho tempo, lo uso per vedere i miei amici e fare le mie cose. e dopo, qualunque cosa stia succedendo nella tua vita, finisce nei tuoi pensieri e, alla fine, in ciò che ti ispira. è un processo davvero rilassante, un normale processo”

Sulla relazione con i suoi fan: “è diversa, è reale e speciale. sono sempre molto intensi, ma forse questo perché lo sono anch’io! sono molto protettivi e mi supportano sempre. Primadonna mi ha portato tanti nuovi fan, ma nonostante questo, sono con me anche quando sono su una strada alternativa, sono con me. crescere con i propri fan è davvero fantastico”
Sul trattamento che i media riservano alle pop star donne: “se io sono un’artista che sta impersonando un ‘personaggio’ e dopo scopri che ho un altro corpo, un’altra personalità, tu sei tipo “quindi, chi sei?” mi è successo davvero e succede soprattutto con le artiste donne, forse perché la personalità è un qualcosa di assai complicato. è come se le persone cercassero sempre di definirti. una canzone nell’album, Can’t Pin Me Down parla proprio di questo. forse accade perché possiamo cambiare il modo di apparire molto più semplicemente rispetto ad un uomo. ho sempre l’impressione che i media dicano: “lei non è la vera artista, c’è qualcuno dietro che ha creato tutto questo”. con quest’album ho voluto mettere un punto fermo alla questione dello scrivere e dal gestire il tutto da sola perché, a quel punto, non puoi più dire nulla perché sai che io sono l’unica creatrice. non ci sono più molti artisti del genere”

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